Migranti in pericolo per la diffusione del contagio nei centri accoglienza

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Nei vari centri di accoglienza sparsi per l’ Italia non pare non siano assolutamente in grado di fronteggiare l’ emergenza sanitaria. Pochi giorni fa sono stati gli stessi rappresentanti degli stranieri a lanciare l’ allarme.

A Milano è stato ufficializzato il primo caso di contagio da coronavirus in un centro di accoglienza.

Il giovane straniero non ha avuto bisogno di essere ricoverato, ma immediatamente la struttura è stata sanificata e i compagni di stanza del ragazzo sono stati messi in quarantena. Il centro conta altri 160 ospiti circa.

Monza e Brianza, in questo caso il migrante è stato ricoverato in ospedale e 12 persone (9 esterne e 3 interne al centro) sono state messe in quarantena.

«Molti di noi», hanno scritto i portavoce dei richiedenti asilo in una lettera, «lavorano uno accanto all’ altro, notte e giorno, all’ Interporto, dove in alcuni magazzini il lavoro è raddoppiato per star dietro alla grande richiesta di merci causata dal panico dell’ epidemia.

Quando dobbiamo riposare ritorniamo all’ affollamento dei centri di accoglienza. In via Mattei viviamo in più di 200 e dormiamo in camerate che ospitano cinque o più persone, spesso anche dieci, con letti vicini, uno sopra l’ altro. Molte di queste stanze non hanno nemmeno le finestre per cambiare l’ aria. Alcuni dormono in container, anch’ essi sovraffollati, anch’ essi senza finestre. La situazione non è molto diversa in altri centri della città.


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